Rabi-Ribi – Recensione

Metroidvania, fan-service e un pizzico di bullet hell in 16 bit per un quasi-indie quasi-perfetto: questo è Rabi-Ribi!

Rabi-Ribi - Recensione

Rabi-Ribi - RecensioneTi risvegli in un cartone dentro uno scantinato, dici di essere un coniglio ma ti guardi e vedi un paio di braccia e gambe umane, addosso un corpetto che ti dice tutto tranne innocenza e candore. Sei confusa – e ti credo, ma riesci a uscire dallo scantinato perché la voglia di saltellare non ti manca, alla fine ti capita anche un martello che ti fa venir pure il desiderio di picchiare tutto. Il costumino ti è tanto comodo quanto pericoloso, otaku brutti e affamati vogliono la tua immagine, ma tu risolvi tutto con un paio di bombe a forma di carota. Il tuo obiettivo è trovare una Master che non si sa dove sia: poi la trovi, ma devi aiutarla a risolvere questioni di doppelganger malvagi, società alternative e sorelle scomparse. Coi sedici bit a nascondere ogni tua grazia, parti per un mondo disegnato a matita assieme a una fatina rossa che parla di sé in terza persona, ma alla fine ti ritrovi a dover fare a cazzotti con ogni persona che incontri per i motivi più scemi. Ah, le tue orecchie sono vere per vero, non finte come quelle di alcune cosplayer che vanno girando per la foresta a caccia di conigli. Rabi-Ribi non si fa proprio mancare niente insomma.

Se si potesse ricondurre l’intero gioco a queste semplici righe, non penso nessuno approfondirebbe la conoscenza di questo platform esemplare. I ragazzi di CreSpirit hanno confezionato un prodotto che fa della varietà il suo cavallo di battaglia, proposto attraverso un’estetica accattivante ed esemplare illustre di una tradizione davvero particolare: i metroidvania. Il gameplay fortemente ibrido trova radici fra molteplici dei suoi esponenti, con contaminazioni provenienti da generi esterni quali RPG e Bullet Hell, ben poco blasonati. Un contesto dunque poco accogliente quello in cui le avventure interdimensionali di Erina si inseriscono, pur allietate da simpatici topos della narrativa moderna e da elementi di fan service mai invasivi e piuttosto coerente. A fronte di una decina di ore passate assieme alla conigliosa protagonista, i suoi sedici piacevolissimi bit sono riusciti a fornirmi un’idea precisa dell’intera operazione, ed è mio piacere dirvi che Rabi-Ribi è un gioco davvero speciale.

  • Titolo: Rabi-Ribi
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation Vita, PC / Steam
  • Genere: Metroidvania, Bullet Hell
  • Giocatori: 1
  • Software house: PQube, Sekai Project
  • Sviluppatore: CreSpirit, GemaYue
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (voci)
  • Data di uscita: 1 settembre 2017
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non presenti
  • Note: sviluppato in Taiwan

Le vicende di Rabi-Ribi si dipanano con estrema semplicità e un tocco di banalità in certi sprazzi, seppur le tematiche riescano un minimo a rimanere impresse: lo scontro fra due mondi opposti, il candore contro lo scalpore, isteria di massa contro leggerezza e spensieratezza, una società frenetica e in corsa verso la fama che confluisce in un mondo in cui la natura impera e animali zompettano spensierati. È tuttavia l’insistenza di certi dialoghi a interrompere un ritmo serrato e frenetico, col risultato di dar spesso noia dove non necessario per la troppa banalità di personaggi e situazioni stereotipate. La narrazione è inutilmente prolissa, specie durante fasi rituali in cui scambiarsi quattro chiacchiere con il boss di turno prima e dopo le mazzuolate.

L’assenza di una localizzazione in italiano rende ancor meno digeribili i vari dialoghi, a volte piacevolmente spezzati da disegni a a schermo pieno e modelli dei personaggi davvero ben delineati. Il rapporto con questi è inoltre gestibile attraverso un sistema di amicizie diviso per voti, da E ad A, e migliorabile tramite il completamento di quest apposite. Un sistema che se vogliamo aiuta addirittura ad approfondire la scarna psicologia dei timidi personaggi prima picchiati e poi amati, eppure esplicata nel solito sterile susseguirsi di battute. Un peccato, visto lo scomodarsi di tematiche tanto affascinanti, ma considerando la strutturale leggerezza estetica, la semplicità della sceneggiatura risulta coerente con lo stile del gioco, anche se un lavoro più approfondito sui singoli dialoghi non avrebbe guastato.

Bunny Games

Il gameplay è certo ciò che è più importante analizzare del titolo pubblicato da PQube. Come già accennato nell’introduzione, il gioco risulta forte di un’ottimo sistema ibrido, che amalgama più generi apparentemente estranei fra loro con coerenza, dando prova di un ottimo game design. Partiamo dalle fondamenta: Rabi-Ribi è un metroidvania, in cui è possibile esplorare quasi liberamente un mondo in due dimensioni, i cui percorsi e passaggi vanno sbloccati previo ottenimento di qualche power-up. Una meccanica forse un po’ desueta, che seppur riesca a trovar conferma in ottimi esponenti moderni del genere, di per sé risulta debole e instabile a garantire le fondamenta di un intero gioco recente. Ecco dunque intervenire l’infarinatura RPG non totalizzante: non esiste una barra di accumulazione generale dell’esperienza; ogni tecnica ha la sua, ed è possibile approfondire strategie di combattimento tramite shop, perk passive associate a medaglie sparse per i vari livelli e grinding generale, con esperienza ottenibile attraverso l’uccisione di mob e il completamento di quest.

Una mescolanza che certo giova al genere, in quanto utile a sopportare anche meglio i suoi pesanti difetti, primo fra tutti il doveroso backtracking, che risulta qui meno invasivo e anzi piacevole. Il sistema di accumulazione dell’esperienza funziona particolarmente bene quando considerata la piccola fatina Ribbon adibita alla componente shooter, per la quale è possibile acquistare o trovare una molteplicità di effetti e bocche da fuoco. Il sistema trova massima espressione nelle adrenaliniche boss fight, orientate secondo uno stile Bullet Hell emulato alla perfezione, con hitbox accurate e asset caotici ma mai confusi. Inutile dunque fare precisazioni sulla difficoltà, calibrata alla perfezione per l’occasione: non sono solo disponibili diversi livelli, ma anche due modalità per completare l’avventura, tarate sulla ricerca o meno di oggetti utili ad affrontare boss e personalizzare ulteriormente l’esperienza: per chi ha voglia di esplorare e per chi non ce n’ha. Non fraintendente però queste righe, perché Rabi Ribi è tosto, davvero, e non ve le lascia scappare le distrazioni a cui siete abituati concedervi per guardare ora un bel pixel, ora una texture curata. Poco male, perché la miriade di combattimenti risulta di souls-iana memoria, dunque mai frustrante e sempre stimolante.

LOLI-16BIT

È forse il comparto tecnico l’aspetto più ambiguo del pacchetto. L’alternarsi di un’estetica 16-bit per il gameplay a intermezzi a modelli disegnati a mano e meno stilizzati risulta piacevole, per quanto i dialoghi siano limitati a un certo tono. La differenziazione delle ambientazioni riesce a creare un mondo eterogeneo e vivo, ma gli sfondi e gli elementi dello scenario non sono ad altrettanto livello, spesso vuoti i primi e scarni gli ultimi. I livelli sono discretamente belli, le mappe enormi e gli scenari tutti diversi, costruiti su più dimensioni per un mondo di gioco veramente vasto. I personaggi son disegnati bene e l’estetica 16 bit è davvero molto simpatica, per un feeling fresco e accattivante eppure vittima del suo stesso stile: se non vi piace, non cercate di farvelo piacere. Divertente anche il fan-service, specie nei momenti in cui esplode e ci si ritrova imbarazzati fra uno dei qualche prosperosi seni delle protagoniste e risulta difficile gestire i moccoloni di bava – mi dispiace signorine, qui per voi non c’è trippa, prendetevela coi developer. Ad essere fastidiosi sono infine i frequenti cali di frame rate, vertiginosamente bassi negli zoom dedicati alle boss fight e solo instabili nelle situazioni più concitate, tuttavia mai abbastanza a limitare la frenesia generale del titolo. Buoni anche gli effetti sonori ma irritante la colonna sonora, con tracce sì valide ma acute e martellanti – allerta emicrania, attenzione, ritmi esagerati a colpi di soia.

A chi consigliamo Rabi-Ribi?

Digitate su Google il nome Rabi-Ribi ma no, non guardate i succinti costumini: vi piace quello che vedete e ne siete orgogliosi, questo gioco fa per voi. Il genere non vi importa perché è perfetto a prescindere, magari è la volta buona che un disegno fatto bene vi aiuta ad amare un genere che dei videogiochi ha fatto la storia. Non sopportate l’estetica loli, quindi non lo toccate manco da lontano ma dovreste, perché questo gameplay lo è davvero – perfetto, plattform così se ne vedono davvero pochi. Tu che sei invece invischiato a genere ed estetica, scegli una fra 19,90 € in digitale e 29,90 € in retail con la colonna sonora, tu coraggioso che l’edizione fisica la vuoi per forza e la colonna sonora te la spari in radio a 180 – tu che probabilmente già ce l’hai.

  • Gameplay perfetto
  • Esteticamente genuino e originale
  • Esperimento di ibridazione riuscito

  • Comparto tecnico altalenante
  • Narrazione prolissa
  • Colonna sonora fastidiosa
Rabi-Ribi
3.9

La caccia al coniglio definitiva

Rabi-Ribi è un piacevole esperimento in un’epoca in cui esperimenti non ce ne sono se non fra gli indie o pseudo-tali, e sarebbe quindi giusto sovvenzionarlo anche solo per questo, però fa di più: va bene, va più che bene, a volte stupisce che nella sua intrinseca semplicità – a volte persino banale, il gioco riesca ad amalgamare generi così simili fra loro che ti viene da chiedere perché nessuno c’aveva mai pensato prima. A fronte di un comparto tecnico “nì” e di un’estetica bella o no, il gioco risulta essere uno degli indie meglio confezionati degli ultimi tempi, un’oasi in cui l’ibridazione ha finalmente trovato ciò che la completa: la coerenza.

Ha sconfitto Cortex prima ancora di cominciare a parlare. Ama i videogiochi a 360 gradi, ha un canale YouTube dove si diverte a mettersi in ridicolo e continua a farsi bullizzare dalla PC master race perché è nato e morirà console gamer.